Tannino sostenibile
Gran Chaco: la foresta che cade per…

🌍 L’articolo racconta la crisi ecologica che sta travolgendo il Gran Chaco argentino, la seconda foresta più grande del Sud America. Quest’area — ricchissima di biodiversità e abitata da popolazioni indigene con un forte legame con la terra — è oggi al centro di un’intensa deforestazione, in gran parte collegata alla produzione e all’export di tannino.
Il tannino estratto dal quebracho colorado è molto richiesto dall’industria della pelle, soprattutto in Europa. Due aziende dominano il mercato: Unitan e Indunor (del gruppo italo-argentino Silvateam), che esportano ciascuna circa 25.000 tonnellate l’anno di estratto vegetale. Ma gran parte della materia prima da cui dipendono proviene da tagli incontrollati.
La Ley de Bosques del 2007, nata per proteggere il territorio attraverso zone a diverso livello di tutela, viene sistematicamente aggirata. Permessi di abbattimento e “guías” di trasporto vengono rilasciati in quantità superiori alla capacità reale delle foreste, trasformando legname illegale in materiale apparentemente regolare. Un’analisi su oltre 120.000 documenti indica che ogni anno fino a 40.000 tonnellate di legno destinato alle fabbriche di tannino provengono da fonti sospette o chiaramente irregolari.

Le conseguenze sono pesantissime: ecosistemi frammentati, perdita di habitat e di specie, incendi, suoli degradati. Le comunità indigene vedono sparire territori sacri e risorse essenziali, mentre nuove strade e attività estrattive aprono la porta a speculazioni e conflitti.
Intanto, in Europa, il tannino viene pubblicizzato come alternativa “sostenibile” nella concia vegetale della pelle, occultando la devastazione che ne permette la produzione.
L’inchiesta ricostruisce così uno dei tanti “costi nascosti” della globalizzazione: una filiera che trasforma una foresta antica in commodity, minando uno degli ecosistemi più preziosi del continente.
Leggi l’articolo integrale del Fatto Quotidiano:
In morte di una foresta. Così l’esportazione del tannino sta distruggendo l’ecosistema del Chaco argentino
