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Crediti di Biodiversità


Nature Credits: una nuova frontiera per finanziare la biodiversità

Negli ultimi anni, la consapevolezza che la crisi climatica non può essere affrontata solo attraverso la riduzione delle emissioni di CO₂ ha spinto istituzioni e imprese a cercare strumenti economici capaci di sostenere direttamente la tutela della biodiversità. Da questa esigenza nasce il concetto di Nature Credits — o crediti di biodiversità — una forma emergente di finanza ambientale che mira a tradurre in valore economico i benefici prodotti dagli ecosistemi.

Un mercato in evoluzione tra Europa e mondo

Sebbene la definizione di Nature Credits sia ancora in fase di consolidamento, esperienze simili esistono già da tempo in varie parti del mondo.
Negli Stati Uniti, ad esempio, da oltre vent’anni sono attivi i Conservation Banking e gli Habitat Banking, sistemi che permettono di compensare l’impatto di opere o attività economiche su habitat e specie protette acquistando “crediti” generati da aree conservate o restaurate altrove.
Anche in Europa esistono esperienze analoghe, come gli Ökokonto in Germania o i sistemi di compensazione ecologica in Francia, dove le imprese possono investire in interventi di ripristino ambientale certificati da enti pubblici.

A livello europeo, tuttavia, il tema è oggi al centro di una riflessione più ampia. La Commissione Europea ha infatti pubblicato una roadmap che prevede, entro il 2027, la creazione di un mercato volontario dei Nature Credits. L’obiettivo è favorire investimenti privati nella rigenerazione della natura, definendo criteri comuni, standard di trasparenza e registri condivisi, per evitare frammentazione e garantire credibilità ai progetti.

Come funzionano i Nature Credits

Il principio è semplice: un progetto che genera benefici per la natura – come la riforestazione, la rigenerazione del suolo, la tutela di habitat o la reintroduzione di specie autoctone – può quantificare, certificare e rendere commerciabili questi benefici attraverso l’emissione di crediti.
Ogni Nature Credit rappresenta un impatto positivo misurabile e duraturo, espresso con indicatori scientifici: aumento di superficie forestale, incremento di biodiversità, miglioramento della qualità del suolo o dell’acqua, riduzione dell’erosione o degli inquinanti.

Il processo prevede diverse fasi.
Anzitutto, si definisce la baseline, cioè la situazione iniziale dell’ecosistema, sulla quale vengono poi misurati i miglioramenti conseguiti dal progetto. Questi risultati devono essere aggiuntivi (cioè non frutto di interventi già previsti o obbligatori), permanenti nel tempo e verificabili da soggetti indipendenti.
Una volta certificati, i crediti vengono registrati in un sistema ufficiale, pubblico o privato, che ne garantisce la tracciabilità e impedisce il doppio conteggio. Le aziende o gli enti interessati possono quindi acquistare i crediti per compensare parzialmente il proprio impatto ambientale o per sostenere programmi di conservazione.

Standard e certificazioni: chi garantisce i crediti

Uno degli aspetti più delicati è proprio la certificazione, che assicura la validità e la credibilità dei crediti generati.
Oggi non esiste ancora uno standard internazionale unico per i Nature Credits, ma diversi organismi lavorano per definirne i criteri.
Tra i più noti figurano Verra – con i suoi standard CCB (Climate, Community & Biodiversity) e VCS (Verified Carbon Standard) – e il Gold Standard, che ha iniziato a integrare nei propri protocolli componenti dedicate alla biodiversità e ai benefici ecosistemici.
A livello europeo, la Commissione sta elaborando linee guida comuni basate sui principi già applicati nei mercati del carbonio, ma adattati alla complessità ecologica della natura.

Anche i registri ufficiali si stanno moltiplicando. In Regno Unito, ad esempio, il Biodiversity Net Gain Register consente di monitorare i progetti che generano unità di biodiversità per compensare l’impatto degli sviluppi urbanistici, mentre in Germania gli eco-account (Ökokonto) fungono da banca di crediti ecologici. Negli Stati Uniti e in Colombia esistono sistemi simili per le aree di conservazione e gli habitat protetti.

Opportunità e rischi di un sistema in crescita

L’interesse verso i Nature Credits sta crescendo in modo molto rapido e significativo, spinto sia dalla crescente attenzione degli investitori verso tematiche di sostenibilità ambientale, sia dalla consapevolezza sempre più diffusa che la perdita di biodiversità ha impatti economici diretti e importanti su settori fondamentali come l’agricoltura, le risorse idriche, il turismo e la salute umana. Questo aumento di interesse riflette un cambiamento culturale e finanziario che considera la natura come un capitale da tutelare e valorizzare nel tempo.

Tuttavia, numerosi esperti del settore invitano a mantenere un approccio prudente e riflessivo nel trattare questi strumenti.

Tradurre la complessità ecologica e ambientale in “unità” di credito rappresenta infatti una sfida enorme e comporta rischi significativi di semplificazione eccessiva: non tutti gli ecosistemi, infatti, sono equivalenti tra loro, e misurare il valore reale e complessivo della biodiversità non è semplice come calcolare una tonnellata di CO₂ evitata o sequestrata. Ogni habitat, specie e funzione ecologica possiede caratteristiche uniche che vanno considerate con attenzione per evitare di sottovalutare o sovrastimare il contributo effettivo alla conservazione. Un altro aspetto critico e centrale riguarda la permanenza degli effetti positivi ottenuti dai progetti di conservazione o ripristino ambientale: se questi benefici non vengono mantenuti nel tempo, i crediti ambientali perdono rapidamente valore e significato reale.

Per questo motivo, i migliori schemi di Nature Credits prevedono procedure rigorose e strutturate che includono monitoraggi continuativi e costanti, report periodici dettagliati e audit indipendenti per garantire trasparenza e affidabilità. Inoltre, è fondamentale che vi siano garanzie finanziarie solide e vincolanti che assicurino la gestione e la tutela dell’area coinvolta nel progetto per un periodo di lungo termine, al fine di preservare davvero la biodiversità e gli ecosistemi su cui si basano questi crediti. Solo con un approccio integrato e rigoroso sarà possibile valorizzare efficacemente i Nature Credits come strumenti utili e credibili per la sostenibilità globale.

Esiste anche un concreto rischio di greenwashing, che si verifica quando i crediti vengono utilizzati esclusivamente per migliorare l’immagine pubblica di un’azienda senza generare un reale e tangibile impatto positivo sull’ambiente. Per evitare che ciò accada, gli standard internazionali riconosciuti e la Commissione Europea sottolineano con forza la necessità di adottare criteri estremamente rigorosi, garantire la massima trasparenza nei dati e assicurare una completa tracciabilità di tutte le transazioni coinvolte.

Un’opportunità per l’Italia

Per un Paese come l’Italia, dove la superficie forestale supera il 40% del territorio e la biodiversità è una delle più ricche d’Europa, i Nature Credits potrebbero rappresentare una nuova forma di valorizzazione e finanziamento dei progetti di tutela e rigenerazione ambientale.
Le foreste, in particolare, possono generare crediti legati non solo alla cattura del carbonio, ma anche alla protezione degli habitat, al miglioramento del suolo e alla connettività ecologica.
Ciò potrebbe aprire la strada a collaborazioni pubblico-private, capaci di sostenere interventi oggi finanziati quasi esclusivamente da fondi pubblici — come il PNRR — e che rischiano di ridimensionarsi una volta concluso il ciclo di finanziamenti.

Affinché questo accada, sarà necessario che i progetti siano scientificamente solidi, verificabili nel tempo e trasparenti nella gestione dei benefici.
Solo così i Nature Credits potranno diventare un vero strumento per la tutela della biodiversità, e non soltanto una nuova voce di mercato.

L’esperienza di Foreste per Sempre OdV

Già dai primi anni 2000, Foreste per Sempre OdV ha contribuito a diffondere e applicare il concetto di Pagamenti per i Servizi Ambientali (PSA), precursore diretto dei Nature Credits.
In Costa Rica, in collaborazione con FoNaFiFo (Fondo Nacional de Financiamiento Forestal), l’associazione ha sostenuto progetti di tutela e riforestazione basati sul riconoscimento economico dei servizi ecosistemici forniti dalle foreste, come lo stoccaggio di carbonio, la conservazione della biodiversità e la protezione delle risorse idriche.
Analogamente, in Madagascar, Foreste per Sempre ha promosso iniziative di rigenerazione forestale e conservazione in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente malgascio, creando modelli partecipativi che uniscono comunità locali e istituzioni nella gestione sostenibile del territorio.
Queste esperienze rappresentano oggi un riferimento concreto per lo sviluppo di meccanismi di valorizzazione della natura, coerenti con i principi dei Nature Credits e delle nuove politiche europee.


Fonti principali:
Commissione Europea – Roadmap for a Nature Credits Market (2025)
World Economic Forum – Biodiversity Credits: High-Integrity Guide (2024)
Verra – Climate, Community & Biodiversity Standards
Gold Standard Foundation – Nature-Based Solutions Framework
Natural England – Biodiversity Net Gain Register
Ecosystem Marketplace – Global Biodiversity Credit Pilots


Foreste

Biodiversità

Pagamento dei Servizi Ambientali (PSA)