Gli Spiriti di Cabo Blanco – recensione Luca Lombroso
Gli Spiriti di Cabo Blanco Lola Pereira…

ABSTRACT
Le piccole radure persistenti nelle foreste tropicali provocano una significativa perdita di biomassa forestale
Le più recenti ricerche pubblicate su Nature mostrano come anche piccole radure e frammentazioni della foresta possano causare perdite di carbonio e biodiversità molto più elevate del previsto, alterando il microclima e indebolendo l’intero ecosistema. Non è solo la quantità di foresta persa a contare, ma la sua integrità. L’approccio di Foreste per Sempre OdV, basato sul recupero di aree degradate da pascolo, incendi e tagli, si dimostra quindi particolarmente efficace: ricucire questi “vuoti” significa rafforzare la resilienza della foresta e il suo ruolo nella lotta ai cambiamenti climatici. In Costa Rica, nella Riserva Karen Mogensen, questo impegno si traduce in azioni concrete di rigenerazione e tutela. Sostenere l’acquisizione di nuove aree da recuperare è oggi un passo fondamentale per ampliare questo impatto positivo.

Le piccole radure che fanno grandi danni, le ferite invisibili che accelerano la crisi delle foreste: cosa ci dice la scienza e perché il nostro lavoro è ancora più urgente.
Quando si pensa alla deforestazione tropicale, l’immaginario collettivo evoca grandi operazioni di disboscamento, vaste pianure nude al posto di foreste millenarie, paesaggi stravolti in pochi mesi. Immagini satellitari di frontiere agricole che divorano chilometri quadrati di foresta vergine. Eppure la scienza ci rivela una storia più sottile e, per certi versi, ancora più preoccupante. Uno studio appena pubblicato su Nature da un team internazionale di ricercatori getta nuova luce su un fenomeno spesso trascurato: le piccole radure persistenti, quelle che nessuno nota sui giornali, ma che stanno silenziosamente erodendo il patrimonio forestale del pianeta. Anche le piccole radure, frammenti apparentemente marginali di foresta degradati o convertiti, hanno un impatto molto più grande di quanto si pensasse.
Lo studio, guidato da Yidi Xu e colleghi, ha analizzato la dinamica del carbonio stoccato nelle foreste tropicali umide tra il 1990 e il 2020. La scoperta è sorprendente: le foreste umide tropicali hanno perso complessivamente circa 15,6 miliardi di tonnellate di carbonio nella biomassa fuori suolo — una perdita netta enorme, trainata principalmente da piccole radure di deforestazione persistenti. Sebbene le piccole radure da deforestazione (quelle inferiori ai 2 ettari, spesso riconducibili ad agricoltura familiare o pascolo estensivo) rappresentino solo il 5% dell’area totale disturbata, sono responsabili di oltre la metà (il 56%) delle perdite di carbonio. Perché un impatto così sproporzionato? A differenza degli incendi naturali o del taglio selettivo, dopo i quali la foresta ha una certa capacità di rigenerarsi, queste piccole radure tendono a essere mantenute aperte nel tempo. Il suolo viene convertito in pascolo o coltivazione impedendo permanentemente il ritorno della foresta e, con essa, la ricostituzione del suo prezioso stock di carbonio e della sua biodiversità.
In pratica, una miriade di piccoli tagli, quasi invisibili se osservati singolarmente, sommati tra loro, causano un’emorragia di carbonio e distruggono habitat fondamentali con un’efficacia molto maggiore di un singolo grande evento di deforestazione. Non solo: lo studio sottolinea che nel tempo la deforestazione si è spostata verso foreste con una densità di carbonio sempre più alta, peggiorando ulteriormente il bilancio. È un campanello d’allarme che ridisegna le priorità: proteggere la foresta significa anche, e soprattutto, curare queste sue ferite apparentemente minori.
È un paradosso che invita a riflettere. Non è solo la grande deforestazione industriale il nemico delle foreste: è anche — forse soprattutto — la frammentazione capillare, il piccolo taglio per fare spazio a qualche capo di bestiame, il fuoco appiccato per rinnovare il pascolo, il disboscamento selettivo che lascia una ferita aperta nel fitto del bosco. Questi piccoli vuoti, spesso causati da pascolo, incendi o tagli selettivi, non si limitano a sottrarre una porzione di superficie forestale. Alterano profondamente il funzionamento dell’ecosistema circostante. I margini della foresta diventano più esposti al vento, alla luce e alla variazione di temperatura, modificando il microclima e accelerando la perdita di carbonio immagazzinato nel suolo e nella biomassa. Allo stesso tempo, molte specie animali e vegetali, particolarmente sensibili alle condizioni interne della foresta, scompaiono o si riducono drasticamente. Ferite piccole, quasi invisibili dall’alto, ma che si moltiplicano e non guariscono mai, trasformandosi in perdita di carbonio, di biodiversità, di resilienza climatica.
Ecco dove l’azione sul campo di Foreste per Sempre ODV diventa non solo rilevante, ma assolutamente incisiva. I nostri progetti da anni si rivolgono proprio al recupero di queste aree degradate, quelle che la scienza ci dice essere il nodo critico della crisi climatica e della perdita di biodiversità. Non lavoriamo su vaste monoculture o grandi latifondi industriali: ci immergiamo nel tessuto frammentato delle foreste, quelle che hanno sofferto per il pascolo eccessivo, per i piccoli incendi dolosi o per il taglio selettivo.
Il nostro impegno in Costa Rica è un esempio emblematico. Qui, nella penisola di Nicoya, una delle zone a maggiore biodiversità del pianeta, stiamo rigenerando proprio quelle piccole radure che lo studio di Nature indica come prioritarie. Sono aree che dall’esterno possono sembrare ancora “un po’ di verde”, ma che in realtà hanno perso la struttura ecologica, la diversità delle specie, la capacità di stoccare carbonio e di resistere agli stress climatici. I nostri progetti prevedono l’acquisizione di appezzamenti di terreno degradati, spesso ex pascoli, e li lasciamo alla rigenerazione naturale assistita, piantando specie autoctone quando necessario. In pochi anni, vediamo ritornare la vita: alberi che ricrescono, catturando carbonio a un ritmo sorprendente, e con loro gli animali, dal pecari dal collare al puma, che ritrovano corridoi ecologici interrotti. Ogni piccolo appezzamento che recuperiamo non è un punto isolato, ma una tessera che ricompone un mosaico vitale, esattamente dove il danno è più subdolo ma anche più reversibile.
Questo è esattamente il territorio in cui opera Foreste per Sempre ODV con i suoi Partner.
I progetti che portiamo avanti, in Costa Rica come nelle altre aree di intervento, non si rivolgono alle grandi foreste intatte — quelle, fortunatamente, godono già di una certa attenzione internazionale. Il nostro focus è sulle aree degradate, quelle che la ricerca scientifica indica oggi come il tallone d’Achille del sistema: le zone mangiate dal pascolo abusivo, percorse da incendi ripetuti, svuotate dal taglio selettivo. Sono aree che dall’esterno possono sembrare ancora “un po’ di verde”, ma che in realtà hanno perso la struttura ecologica, la diversità delle specie, la capacità di stoccare carbonio e di resistere agli stress climatici.
In Costa Rica, dove siamo presenti con alcune delle nostre iniziative più mature, questo tipo di degrado è particolarmente diffuso nei territori di confine tra le riserve protette e le terre agricole private. La pressione del pascolo estensivo e i fuochi stagionali hanno lasciato intere fasce di foresta in uno stato di degradazione cronica: la copertura arborea c’è, ma è discontinua, impoverita, incapace di svolgere appieno le sue funzioni ecologiche. Sono esattamente le “piccole radure persistenti” di cui parla lo studio di Nature: non assenze totali di foresta, ma vuoti ricorrenti che impediscono la rigenerazione e amplificano le perdite di carbonio e biodiversità in misura sproporzionata rispetto alla loro estensione. La scienza conferma che queste foreste in recupero, se protette e lasciate crescere, possono diventare un serbatoio di carbonio e biodiversità straordinariamente prezioso. Ogni ettaro recuperato non vale solo per sé: rompe l’isolamento delle radure, riduce gli effetti di bordo, permette alla foresta circostante di respirare meglio

La scienza ci dice che intervenire su queste piccole aree ha un effetto più che proporzionale. E noi abbiamo l’opportunità di farlo ancora. In questo momento, possiamo fare un passo decisivo per l’acquisto di un’ulteriore porzione di foresta degradata da annettere alla Riserva Karen, in Costa Rica, acquisendo un’ulteriore porzione di foresta degradata da destinare alla rigenerazione, grazie all’impegno del nostro partner Asepaleco. Si tratta di un’area che rispecchia perfettamente il profilo descritto dalla ricerca: terreno già parzialmente boscato ma segnato da decenni di pressione antropica, con radure persistenti che impediscono il recupero spontaneo e sottraggono alla foresta — e al clima — un potenziale enorme. Si tratta di terreni limitrofi, oggi usati come pascolo, che una volta rigenerati diventerebbero un corridoio biologico fondamentale e un pozzo di carbonio attivo.
Per farlo, abbiamo bisogno del tuo aiuto. Una donazione a Foreste per Sempre non finanzia un progetto astratto: finanzia l’acquisto di terra reale, la protezione di ecosistemi concreti, la chiusura di quelle piccole ferite aperte che la scienza ci dice pesare enormemente sul futuro del nostro pianeta. Ogni contributo, grande o piccolo, si traduce in ettari sottratti al degrado e restituiti alla vita.
Puoi donare sul nostro sito e partecipare direttamente all’espansione della Riserva Karen. Perché a volte, come ci insegna questa ricerca, sono proprio le piccole azioni — le piccole radure chiuse, le piccole foreste protette — a fare la differenza più grande. 🤝 Dona ora. ✨
Fonte scientifica: Xu et al., “Small persistent humid forest clearings drive tropical forest biomass losses”, Nature, vol. 649, gennaio 2026. DOI: 10.1038/s41586-025-09870-7