“Così rigenero le foreste in Costa Rica”

Il professor Dario Sonetti, studioso della biodiversità, racconta la sua missione nella giornata della Terra:


Articolo Modena – Il Resto del Carlino – Alberto Greco del 23 Aprile 2022

Il prof. Dario Sonetti davanti alla sua casa in Costa Rica


Quest’anno festeggio 30 anni di permanenza nella Costa Rica, dove da dopo la pensione trascorro gran parte dell’anno. Attualmente posso dire che in Italia ci vengo in vacanza”. A parlare è il professor Dario Sonetti, modenese, già docente dell’università di Modena e Reggio Emilia, tra i fondatori delle Guardie Ecologiche Volontarie GEV MODENA e vicepresidente della associazione Foreste per Sempre ODV. Nella Giornata della Terra va ricordato quanto questo ricercatore, studioso della biodiversità, è stato capace di fare in difesa della natura, partecipando a creare insieme all’associazione costaricense Asepaleco la Reserva Karen Mogensen, raccogliendo fondi con la sua associazione per l’acquisto della terra. Qui ha costruito con fondi di imprese modenesi la Stazione biologica meteoclimatica Italia Costa Rica di cui è attualmente direttore scientifico. Grazie anche alla sua opera oggi la Costa Rica, con una buona politica di conservazione forestale, è riuscita ad invertire la tendenza, evitando che potesse continuare il disboscamento e permettendo la rigenerazione di vaste aree divenute ’riserve’, che costituiscono circa il 30% del territorio. Ne ha beneficiato l’ecosistema che ha potuto rigenerarsi, permettendo il mantenimento di un alto grado di biodiversità.


Professore di cosa parliamo quando si accenna alla riserva Karen Morgensen?
“La costituzione della riserva dedicata all’ambientalista danese Karen Mogensen è iniziata nel 1996 con l’acquisizione dei primi 364 ettari da parte dell’associazione locale Asepaleco. Oggi, grazie a successive acquisizioni a cui Gev Modena-Foreste per Sempre ha cospicuamente partecipato con fondi raccolti in Italia, la riserva si estende su una superficie di quasi 1.000 ettari di foresta protetta. I terreni acquisiti erano precedentemente utilizzati per l’allevamento brado di bestiame e per un’agricoltura di sussistenza (mais, fagioli, canna da zucchero, tuberacee)”.


Sarà stato uno sforzo immane prendersi cura di un territorio tanto vasto.
“Abbiamo visto che permettendo al bosco di rigenerare senza essere disturbato da attività umane si poteva rigenerare abbastanza rapidamente una nuova foresta. Nelle aree acquisite la vegetazione nel tempo è ricresciuta rigogliosa grazie all’aiuto disseminatore di uccelli, pipistrelli, vento e altri animali. I semi della foresta circostante si sono diffusi sul terreno deforestato e la rigenerazione naturale ha preso rapidamente piede. Abbiamo accelerato il processo piantando migliaia di alberelli di specie autoctone pregiate cresciute nei nostri vivai da semi raccolti nella foresta stessa. Molte di queste specie arboree altrove sono già rare e alcune in via di estinzione, venendo così la riserva a costituire un importante banco genetico”.


Cosa rende unica questa riserva?
“La riserva è un santuario vitale non solo per le specie che vi abitano, ma protegge anche le sorgenti e le fonti d’acqua essenziali per l’intera regione di Nicoya. Cinque comunità locali ricevono acqua da questa riserva e qui iniziano i fiumi principali. Vi è anche una bellissima cascata. La protezione di questa terra è essenziale per la conservazione dell’ecosistema. Inoltre, assorbendo migliaia di tonnellate di gas a effetto serra contribuisce alla mitigazione del cambiamento climatico”.


Quale il prossimo traguardo?
“Dopo il successo ottenuto lo scorso anno con la campagna che ha permesso di acquisire un’area di 25 ettari che era a pascolo e che già è in corso di rinaturazione, l’ambizioso progetto che ci si propone è di acquisire una nuova area tra quelle disponibili. Ai margini di questa straordinaria riserva ci sono 2000 ettari di foresta attualmente in vendita, che potrebbero essere acquistati da aziende di legname, industria del bestiame o speculatori: se riusciremo ad acquistare questo terreno, entrerà a far parte della Riserva e sarà protetto in modo permanente… per sempre”.