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Consumo inquino ergo sum

L’uomo non impara dai suoi errori. La centralità del singolo individuo sembra essere posta sopra ogni principio, la negazione dei cambiamenti climatici, ignorare o sottovalutare l’impatto delle nostre azioni, l’incapacità di svincolarsi dal mito dello sviluppo, obsolescenza programmata e percepita, sviluppo sostenibile economia circolare, si potrebbe mettere in relazione gli scritti di 2000 anni fa con fotografie attuali ma che confermano ciò che è descritto …..

Il mondo è abbastanza grande per soddisfare i bisogni di tutti, ma non lo è per soddisfare l’avidità di ciascuno

“Mahatma” Mohandas Karamchand Gandhi

– Un tema di attualità –

A natura luxuria descivit

“………La natura non ci è stata tanto matrigna da non permettere a noi uomini di vivere senza i nostri numerosi mestieri, mentre per tutti gli altri animali la vita è facile. Non ci ha ingiunto nulla di crudele, non c’è bisogno di faticose ricerche per prolungare la vita. La natura ha tutto predisposto fin dalla nostra nascita: siamo noi che, rifuggendo dalle cose facili, le abbiamo rese tutte difficili.

Le case, le vesti, le medicine, i cibi, i beni materiali che ora tanto ci preoccupano un tempo si ottenevano facilmente, senza spesa e senza molta fatica; il loro uso era commisurato alla stretta necessità. Siamo stati noi a considerarli preziosi, e oggetto di ammirazione e conseguibili solo con molte e difficili arti. A soddisfare le esigenze della natura basta la natura stessa. Ma ci ha allontanato da essa il lusso (A natura luxuria descivit), che giorno per giorno si pungola da sé e cresce col passare delle generazioni e si serve dell’intelligenza per fomentare i vizi. Ha cominciato a desiderare le cose superflue, poi quelle nocive e, in ultimo, ha resa l’anima schiava del corpo, mettendola al servizio dei suoi bassi istinti. Tutte queste industrie che sollevano tanto strepito per la città fanno gl’interessi del corpo; quello che un tempo si concedeva al corpo come uno schiavo, ora glielo si appresenta come a un padrone. Perciò son sorte le fabbriche di tessuti, le officine dei fabbri, le scuole di danze voluttuose e di canti effeminati. Siamo ormai lontani da quel senso naturale di misura per cui i desideri non oltrepassavano lo stretto necessario; ormai, chi desidera quanto basta è considerato un rustico e un miserabile……………
……………………Ampliate pure i vostri possessi in lungo e in largo, trasformate in fondo privato quello che una volta si chiamava impero, appropriatevi di tutto quello che potete; i possedimenti altrui supereranno sempre i vostri. Ora parlo a voi, il cui lusso non è meno esorbitante dell’avidità di quegli altri. Fino a quando non ci sarà un lago in cui non si specchino le vostre ville? Un fiume sulle cui rive non sorgano i vostri palazzi? Dovunque scaturiranno polle di acque termali, ivi s’innalzeranno nuovi lussuosi alberghi. Dovunque il lido s’incurverà in un ‘insenatura, voi getterete nuove fondamenta, e, non contenti della terraferma, costruirete anche sul suolo artificiale che avrete sottratto al mare. Sebbene in tutti i luoghi sorgano i vostri splendidi palazzi, sia su montagne con ampio orizzonte terrestre e marino; sia in pianura, alti quasi come monti, quand’anche abbiate costruito tanti smisurati edifici, ciascuno di voi continuerà ad essere quello che è: un ben misero corpo. A che servono tante stanze? Ne basta una per dormire. Non sono vostre quelle dove non siete. Mi rivolgo, infine, a voi, la cui gola profonda e insaziabile da una parte fruga i mari, dall’altra le terre, in una caccia affannosa agli animali, con ami, con lacci, con varie specie di reti. Non lasciate in pace questi animali finché non ne siete sazi. Quanto poco assaggiate, con la bocca nauseata da tante delizie, di questi banchetti, per imbandire i quali tanti uomini si sono affaticati! Una ben misera parte di questo animale, catturato con grave rischio, sarà gustata dal padrone che ha la digestione difficile. Ben poche, di tante ostriche fatte venire da così lontano, scorreranno giù per codesto esofago insaziabile. Disgraziati! Non capite che la vostra avidità supera la capienza del vostro ventre?………”

Lucio Anneo Seneca (61-65 D.C.)

Da “Lettere a Lucilio”

Queste parole scritte da Seneca quasi 2000 anni fa dovrebbero farci riflettere……è possibile che all’inizio del nuovo millennio l’uomo non riesca ad imparare dai propri errori ?

EDUCAZIONE AMBIENTALE